Valorizzare i Sacrifici in tempi di Lockdown

Da sempre sappiamo che ci vuole un po’ di sadismo per scegliere di diventare nuotatori: mesi di allenamenti per pochi minuti (si spera anche meno) di gara.

Gli allenamenti di questa categoria di atleti sono molto intensi, a cadenza giornaliera con pochi giorni di riposo accuratamente programmati: non esistono feste di compleanno o feste comandate, ne Natale o Capodanno. Ne derivano grossi sacrifici, non solo per loro ma anche per tutte le persone che li circondano, famiglia e amici.

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Già a Marzo era stata una tragedia: una stagione intera scaricata nel momento in cui doveva diventare interessante e si poteva iniziare a raccogliere soddisfazioni. Molti non hanno fatto in tempo neanche a partecipare ai Campionati Regionali, in particolare i più giovani quelli a cui ancora bisogna dimostrare che i sacrifici fatti ripagano.

Ma alla fine siamo riusciti a buttarci quel periodo alle spalle non senza perdite e comunque mettendo in atto moltissimi accorgimenti. I più fortunati hanno ripreso a nuotare a Maggio, ma la maggior parte dei nuotatori ha dovuto attendere ulteriormente. Qualche impianto ha riaperto solo a Giugno, altri hanno deciso di posticipare la riapertura al 1 Settembre. Qualcuno ha avuto difficoltà con gli adeguamenti dell’impianto e non ha potuto riaprire prima di Ottobre, addirittura c’era chi programmava di ricominciare le attività dal 26 Ottobre. Sembrava possibile ricominciare una nuova stagione, riprogrammare nuovi obbiettivi, rivivere quelle belle emozioni.

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E invece ci ritroviamo di nuovo fermi. Nonostante la Federnuoto abbia fatto tutto ciò che era in suo potere per consentire almeno agli agonisti di poter riprendere a nuotare, la verità è che molte piscine non potranno rimettere in funzione i loro impianti solo per gli agonisti, e ancora una volta solo i più fortunati potranno continuare a nuotare.

E’ tragico: ma il messaggio che da Marzo ad oggi sta passando è che il lavoro e i sacrifici non ripagano. Ed è il crollo di un pilastro sociale fondamentale.

Molti giovani hanno già abbandonato il nuoto per dedicarsi a sport di minor sacrificio e più ludici, e come dargli torto? Improvvisamente è diventato difficile dimostrare che il tempo, i denari e le energie dedicate a questo sport sono ben investiti e possono dare grosse soddisfazioni.

E’ difficile quando chi dovrebbe supportare gli atleti nel loro percorso è un genitore che non può portare il figlio a km di distanza magari nell’unica piscina della provincia che ha deciso di rimanere aperta.
E’ difficile per un dirigente che magari ha investito tanti dei pochi denari della propria società per riadattare l’impianto, per poter riaprire anche incassando poco e si ritrova a non poter sostenere una riapertura solo per gli agonisti.
E’ difficile per i tecnici, da sempre capaci di essere i più bravi ad incoraggiare gli atleti, nonostante siano ultimi degli ultimi tra i lavoratori italiani, che dopo mesi di non lavoro o lavoro intermittente si ritrovano di nuovo bloccati a casa.

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Questo periodo segna una profonda ferita per tutto il settore, non solo economicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. Molte società falliranno, molti gestori decideranno di investire su altri settori più redditizi e anche molti tecnici abbandoneranno questa professione.

Ma ancora peggio sarà per i giovani atleti. Certo: chi ha una maggiore attitudine antifragile o resiliente, pochi rispetto al totale, sopravvivrà anche a questa caduta, riuscirà addirittura ad uscire rafforzato da queste continue interruzioni convertendo il dolore in energia e determinazione per i futuri obbiettivi.

Ma per la maggior parte dei ragazzi ad ogni interruzione seguirà una ripresa sempre più difficile e con minori possibilità di successo. Da qui seguiranno fallimenti e lo sconforto che ne deriverà.

Non tutti hanno una attitudine resiliente, specie i più giovani che dovranno essere tutelati e supportati. Ma da chi se chi lo ha sempre fatto non è nelle condizioni di poterlo fare?

La ripresa, quando avverrà, dovrà essere affrontata con maggiori attenzioni e non in maniera approssimativa come avvenuto a Maggio-Giugno. Solo supportando il lavoro delle famiglie, delle società e dei tecnici si potrà riuscire a mettere in condizioni ottimali chi ha il dovere di supportare i più giovani.

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Gli effetti di questo sciagurato 2020 avranno inevitabilmente ripercussioni per tanti anni ancora, non solo nello sport ma anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni. La scelta di quanto male farà la ferita psicologica è nelle mani di chi amministra, e nella bravura dei professionisti della psiche umana per chi avrà il privilegio di poterli pagare.

Foto DBM Deepbluemedia da federnuoto.it . Vietati ridistribuzione e vendita.

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